DI ASPETTO E RISPETTO. UNDICI NOVEMBRE 2015.

Alcuni giorni fa, in una discussione, la libraia é stata tacciata di superficialità, download
per aver affermato, dinnanzi a testimoni, l’ importanza della grafica affiancata ad un buon lavoro editoriale sul testo per l’ottenimento di un buon prodotto finale meglio noto con il termine “libro”.

Alla reiterata affermazione “l’ importante é quello che c’è scritto” é legittimo cedere per avvenuto convincimento(1)? Non credo, vediamo perchè.


Premessa dovuta: Meglio certo un prodotto libro (perché tale é, un prodotto, checché se ne possa dire filosoficamente parlando) d’orribile aspetto ma d’ottimo contenuto che una bellissima casa illeggibile.

Data la doverosa premessa, però.
a) Però, non é irrispettoso per un testo essere veicolato da un aspetto formale non al suo pari?
b) Però, se il produttore non ritiene quel testo di sufficiente valore da spingerlo alla ricerca di un medium che lo valorizzi ha senso portare quel testo stesso tra quelli noti/distribuiti?
c) Però, non è legittimo pretendere dal produttore, in questo campo dicasi ovviamente editore, un lavoro che sfoci in un “preparato bilanciato” composto da fattori ricerca/scoperta/ traduzione/scelta grafica e/o scelta del grafico? Lavoro complesso,articolato, affatto semplice, non si veda negato tale aspetto, ma questo é.
d) Però, il cosi detto prezzo di copertina non é forse composto da una serie di fattori tra cui i precedentemente nominati dovrebbero avere un peso non indifferente?
e) Però, pretendere che un prodotto finale somma di complessità distinte sia una complessità apprezzabile non é legittima richiesta dell’utente finale?
f) Però, identificato nel concetto di “vendita” il fine della creazione del prodotto non é tale più semplice se l’ aspetto esteriore, custode dell’interiore, é quasi “auto vendente” (intendendo con ció il mix di accattivante, poignant, attrattivo, linguisticamente curato).
g) Però, non si sputa cosi, a favore di un presunto rispetto (2), sugli sforzi immani, disseminati lungo tutta la storia del libro, per ottenere un risultato finale “gradevole” (3) attraverso la sperimentazione, la ricerca, l’esercizio, lo sforzo fisico, legato ai materiali, alle lavorazioni, alle creazioni?
h) Però, come si é giunti al giudicare la propensione ad un lavoro visivamente buono quale superficialità?


Visti i commi a-h la scrivente libraia che ama scarpe col tacco, borse, orecchini, accessori in genere, make up, shopping, ballare, riviste di moda, è dunque una superficiale perchè apprezza anche quanto non diretta espressione della materia grigia? A parte il fatto che anche mescolare insieme colori e stili non è cosa scontata, perchè ci si deve mortificare a livello estetico per dimostrare di amare il mondo della cultura (termini volutamente ampissimi)? Una donna con tacco 12 è idiota e una in scarpe da ginnastica è un’acculturata? Io non credo.

Un uomo che ama curarsi esteticamente è un idiota? Io non credo.

In conclusione mi permetto di affermare che se per rivendicare il valore dei contenuti si deve abdicare alla forma allora i contenuti smettono di avere senso schiacciati e ammutoliti da loro stessi omettendo il loro valore primario, la crescita di chi li fruisce, interiorizza e li fa suoi.  Che ne dite lettori?


(1 ciò al più si definisca quale sfini-mento)(2 idolatria=rispetto?) (3 
non necessariamente bello ma atto a comunicare, secondo il creatore, al meglio i contenuti)

gregory-colbert-boy-reading-to-elephant-mexico-city

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