Dai tre ai 18:sempre la prima volta. buona scuola!

Che invidia! Ogni anno, il primo giorno di scuola, che invidia! Non mi tocca più questo rituale, tocca il cuore e i ricordi ma non spetta anagraficamente, così per chiarire. Dilva ed Emanuela, ah l’ asilo, e Viviana, col suo sorriso. Maestro Mauro, ah le elementari, e Annalisa e le ore spese a giocare. Le medie, e tutti gli amici e i prof, e le risate nei laboratori di teatro e giornalino. Le superiori, i super prof giovani, e tutti gli amici, la maledetta (come sempre) matematica, ma ancora le risate e il rientro col panino sfigato. Ecco cosa ricordo, le risate, ricordo anche i 4, lacrime, le prese in giro, ma su tutto le risate, che con quelle vai dappertutto e tornano sempre utili, altro che pezzo di carta. A chi non ha riso, non sa cosa si é perso, a chi porta i bimbi o i ragazzi a scuola ora, ridete e fate ridere! Portate con un sorriso la bellezza di sapere cose nuove, a che cazzo serve Petrarca? Serve serve, anche se non si riesce a dare un nome a questa utilità. E approfittare per far scrivere sul diario che poi ci si porta sempre dietro (non so chiamatelo cuore, anima, ricordi, come volete)  che non sempre va come si vorrebbe, che a volte studi con un matto, ma prendi 4, che lavori come un asino ma la promozione non arriva; che puoi avere tutti 10 ma che se non hai capito nulla nel profondo é uno zero vero,  che sei il più bravo in ufficio ma il capo sa che é il tuo vicino di scrivania a motivare il gruppo; e sorvolate se l’insegnante é idiota (in ogni categoria umana e lavorativa ci sono, it’s life), se lo sarà il capo ufficio cosa gli si dirà? Su tutto ci sono le risate, le amicizie, quelli che ci staranno accanto tanti anni ma nn capiranno e non sapranno nulla di noi, e noi di loro, e soprattutto la bellezza di sapere, sapere, e voler sapere di più, che non basterà Wikipedia, che per uno sfigato penserai a Leopardi, che in una caverna penserà a delle ombre, che i radicali forse non li hai capiti ma ci hai provato,  che si dorme mentre la maestra legge si grandi e che l’ anno prossimo ci sarai anche tu ad ascoltare…insomma, che bella la scuola, anche lei coi suoi giorni di merda, ma chi non ne ha? Insomma che bella la scuola e insegnamolo per bene, perché volere un lavoro, capire il mondo, accettare il vicino di casa viene prima, da prima che ci sia una vera coscienza, viene da lì, da un qualche banco scarabocchiato, dalla casetta in legno sgarruppata, dalle liti di nascosto in bagno, la scuola insomma.

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