UNO SPECCHIO: I miei piccoli dispiaceri, Miriam Toews, Marcos y Marcos .

Lettore, chiudi il libro e fai passare almeno un giorno, forse prima non ci arriverai alla profonda bellezza di questo libro, respinge dopo poche pagine, ma proprio perchè tocca i tasti giusti, che sono di solito quelli sbagliati, poi festeggia perchè ne saprai di più di te, fa male, ma sforzati.

Anche se si è lettori voraci e seriali, come me molto spesso, queste parole, queste pagine, sono una sfida ardua che tiene legata nei movimenti tra la storia. Questo libro, un magnete atipico, ti tiene prigioniero a se per molti giorni di lettura, molte notti, in cui ci sia augura a vicenda una buona notte, e magari anche delle mattine di un buongiorno un po’ strano. Non é chiaro se voglia tenerti legato per un profondo senso di condivisione o per darti l’occasione di immergerti in una grande necessità di comprensione. Condividere, riconoscere ciò che già si é depositato nell’animo o dare un nome, presentarsi a mano tesa, a ciò che non si sa di avere, nell’animo? Che poi nell’animo fa molto ‘amore del classico’, quello di Elf, la pianista che suona tristezza calcandola sui tasti, uno, uno un po’ più importante, dei piccoli dispiaceri, ma anima non si puó dire, troppo intimista, troppo religioso, in una famiglia, in un racconto, in cui di religioso c’è solo il tentativo, costante e noncurante, di ascoltarsi e accettarsi vicendevolmente. Scoprire che fosse un dispiacere l’ accettazione é come quando la montagna che si vede e rivede migliaia di volte rivela un pendio un po’ più scosceso che non si era, scioccamente , mai visto prima, e cosi anche questa é quella sorta di epifania io cui si viene attratti: riconoscere che forse essere accettati é un dovere che riteniamo dovrebbe essere sancito per legge, ma accettarsi invece é come un graffio a unghie tese su una lavagna, solo che su quella lavagna ci sono le tue di trame e le unghie le scarnificano arricciandone la pelle in grumi confusi.

Se chi ha un senso sdrucito della sorellanza, o per chi per motivi pratici di Einzelkind, non ne ha uno, attenzione, ai passi su una strada vergine che si sta per battere: qui si viaggia in bomba nel cuore, nelle radici, nei posti dove anche la vergogna diventa naturalezza, sorellanza fisica ma anche di scelta reciproca; ci si insegue, ci si raggiunge, ci si spinge via furiosamente, ma si torna sempre a casa, anche dove casa sta ad un Dio forte e mennonita che può vedere la vicinanza sgretolarsi per troppa accettazione affettata e vacua.

Non si arriva alla fine per caso, se questo libro si legge per caso resterà lì, sul comodino, ad adornarsi vezzosamente di polvere, fermo solo qualche emozione dopo l’inizio, ma a meno che non si viva in un vuoto cosmico di silenzi e mancanza di tocco, qui la Toews toccherà tutti, con una crudeltà nascosta in una fetta di torta mele calda, tutto come sempre é giusto giusto un passo dietro l’angolo e, a meno che di non abbandonare la vita di Yoli per bigottismo o scarso ascolto, ci si sbatterà contro: da qualche parte fra i tasti che suoniamo e ci suonano ogni giorno, picchiando forte, naso sanguinante, occhi umidi, come é la vita, insomma, al centro.

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e per chi volesse conoscere un po’ della vita di questa scrittrice e delle sue odissee tra i sentimenti wikipedia può venire in suo aiuto http://it.wikipedia.org/wiki/Miriam_Toews e sul sito dell’editore tutto sui suoi libri tradotti in italiano http://www.marcosymarcos.com/autori/toews/

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