Cari amici, anche quest’anno vogliamo festeggiare il nostro compleanno(il nono!) in vostra compagnia, si proprio con voi che avete reso, e rendete, questa nostra avventura
possibile, piacevole e divertente.
Lunedì 21 marzo alle 18.30 Angelo Floramo dialogherà, con la consueta leggerezza, con Stefano Montello per portarci pienamente nella bellezza delle pagine del libro
L’albero capovolto. Le opere e i giorni in una fattoria sociale.(BEE)
Cos’è una fattoria sociale dite? Ah, beh, allora non potete non raggiungerci per scoprire quanto possa un gesto, apparentemente quotidiano e fondamentale, come quello di prendersi cura della terra e dei suoi frutti essere fonte di pura vita per chi a volte una vita l’ha vista crescere come un albero un po’ ribelle.
La stessa sera vi racconteremo della bellissima iniziativa #librerieinfiore a cui anche
quest’anno prendiamo parte (iniziativa resa possibile per quanto ci riguarda dalla vicinanza di Davide e Sandra coi loro progetti, la loro manualità e la loro infinita pazienza!)
https://www.facebook.com/librerieinfiore/
e dopo la presentazione, per chi ha prenotato il suo posto, ricordo l’appuntamento con Leggermente che questo lunedì vedrà Natalino Balasso quale ospite.
Insomma, dall’aperitivo al dopocena, i libri e le storie vi terranno compagnia quindi in saccoccia un panino, e via!


bis!
Avete mai pensato alle poche parole che siamo abituati a spendere per comunicare cose anche grandi, più grandi di noi? O alle moltissime che a volte siamo capaci di raggranellare per raccontare poco, o magari, poco per qualcun altro, ma tanto per noi? E facebook quanto conta in tutto questo? E la vita e il resto sono la causa o sono il risultato? 


naso vedendo il grande Italo riutilizzato per un titolo interpolato ma chi ha letto le opere del folletto credo non possa non pensare che starle accanto sarebbe per Calvino un piacere. Questo folletto é una donna, una forza, una scrittrice. La cravatta, il pantalone a sigaretta, la scarpa bassa, il basco e movimenti da marionetta attenta ad interessare il suo pubblico, a muoversi a tempo, a parlare a ritmo, a dire il succo. Non si sono visti fili ma é di certo la sua voglia di raccontare storie a guidarla nel rispetto perfetto del tempo di narrare, a dispetto delle orecchie disattente, dei pensieri confusi, del trovarsi ad ascoltarla desiderando magari essere altrove. Marie-Aude Murail, il folletto delle parole, la marionetta delle storie, ci ha deliziato, commosso, portato dove voleva portarci, nel cuore di una storia più grande di un libro o di tutti i libri insieme: nella storia dei lettori da cui, mi é parso dirci, tutto parte e tutto arriva. Non si é spacciata, come molti, per il farmacista che cura il bubbone della non lettura, non ha offerto formule i cui bilanciamenti restano opachi e difficilmente valutabili, no, niente di questo, ha offerto il cuore del cuore che si accende se si legge, della vicinanza che si crea se si legge insieme, del poter anche non leggere ma vivere bene ugualmente, del provare ad accendere fuochi ma dell’accettare anche le piogge. Parlare e dire e pensare senza paura. Questo è ciò che ha regalato a tutti, il coraggio, che anche se non si vede ha un peso specifico che può trascinare a fondo nella materia delle storie e della vita (sempre che vi sia differenza o distanza fra i due). Non si può riassumere ciò che é stato detto, non si puo tradurre quanto é stato detto, ci vorrebbe un Montale per tradurre una poesia di suono, ma una cosa si può dire, che sentire una mamma e una nonna raccontare della bellezza di una storia narrata a qualcuno steso a letto e pronto per un sonno e un sogno ha traghettato tutti dalle parole alle storie ed é lì che Marie-Aude Murail ha vinto a manbassa.





