Una delle cose migliori é portarselo a casa , gelosamente, fastidiosamente quasi se qualcuno ci butta un occhio e cerca di usurparti quel piccolo privilegio, dopo il ssssstttt leggerissimo del taglierino a fendere il nastro adesivo tra le alette di cartone della scatola, ma prima di tutti gli altri lettori. Poi di casalizzi, ti divanizzi, ti lettizzi e ti auto schiavizzi, sí, perché glielo hai permesso tu: maledetto ammasso di carta, che tu sia benedetto, che mi porti dove vuoi tu, che sei un biglietto per ovunque a basso costo in businness, che se ti schifo non ti ribelli e ti adatti ad ogni triste sorte a cui sei sottoposto, che se voglio mi schiacci morta sotto una casa con le scarpe rosso fuoco, o mi lasci regina di terre e castelli, o mi decapiti bizzarramente se non opti per far di me un mucchietto di cenere poco dopo un bel rogo generoso! Eh si, caro libro, ti voglio bene, anche se a volte mi fai incavolare, e ti lascerei a casa, o ti porterei sempre con me, insomma, siamo una coppia collaudata, con nostra unione civile sotto il giuramento dell’inchiostro, abbiamo ben superato, io e te, le nozze d’argento! Evviva!
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Carne viva, lettore morto e contento.
Mah a me ‘ste definizioni del picchio mi fanno un po’ pensare ma tant’ é esistono e ammetto di
essermene a mia a volta rivolta ma sto cercando di smettere giuro! Dopotutto quando la giraffa allunga il collo per raggiungere la più sparuta foglia sul ramo più alto arriva quella bassa, sfigata ma ben furba, che se ne frega della teoria evoluzionista e in qualche modo se la mangia schiaffeggiando il vecchio barbone, e Marie, la stupefacente Marie, arriva e scompagina tutto, e la narrativa di confine esiste ma lei la spazza via e la riscrive violenta, violentissima, senza spargimenti di sangue, bamm una tranvata nei denti, potente, potentissima e ci si fa da parte come lettori. Come l’autrice. Scompare, si mimetizza, se ne va lasciandoti solo con Marie e i suoi gran cazzi amari.
La nuovissima collana Big Sur é nata, e con lei Carne viva, o meglio viceversa.
Coraggio autoriale ( tanti scopare, rigettare, e via andare nel testo per rendere tutto pulito ed asettico da far invidia ad una sala operatoria) e coraggio editoriale (pubblicare un testo cosi asettico da sembrare a volte un manuale per pulire un’affettatrice) portano a un testo simile, piace o no, le mezza misure lo sviliscono, ammazzerebbero la protagonista Marie e la sua lotta continua continua continua a ridursi al minimo, a occupare meno spazio possibile, ad affievolire la sua voce. Solo quella però. La voce del corpo si propaga, cerca spazio, si diffonde dappertutto ci sia qualcuno ad ascoltarla col suo corpo. É duro avere 17 anni. Mettersi in gioco senza conoscere nessuna delle regole della vita di più. Marie fa tutte e due le cose. Ci fa sentire adulti piccoli, miseri, insoddisfatti delle nostre insoddisfazioni ridicole. Coraggio da libraio? Anche. Per tanti motivi, uno fra tutti dire chiaramente al lettore io nei coltelli ci posso veder uno specchio, prova anche tu.
E il confine? C’è c’è, ce ne sono tanti, boys e niñas, un po’ quartiere un po’ barrio un po’ mondo, lei loro e i lettori, ci sta tutto. E un grazie totale a Martina testa: chiuso il libro un occhio al titolo originale, bammm.
BLOG TEMPOXME: SIAMO OSPITI QUI!
Cari amici, quest’oggi vi rubiamo qualche attimo per raccontarvi di una bella occasione di cui il giovane libraio amico Salvatore D’Alessio (Ubik Foggia) ci ha permesso di essere protagonisti questa settimana. Se prenderete alcuni minuti del vostro tempo potrete visitare il bellissimo blog TEMPOXME dedicato alla lettura, ai lettori, agli autori ed a dei consigli sinceri su quali oceani cartacei poter scegliere per tuffarvici dentro con fiducia!
Per la rubrica Peccati in libreria Tempoxme ci ha chiesto i nostri consigli di lettura relativi ai peccati capitali, ufff, v’assicuriamo, è stata una faticaccia,e l’accidia non ci ha toccato (ma la gola sì, pensare fa fame!)! Provate a pensare anche voi ad un libro letto per ciascuno dei peccati capitali, appuntate la vostra scelta e lasciatela decantare un paio di giorni, beh, a meno che non abbiate letto solo 7 libri in tutto vedrete che sarete colti da dubbi enormi… si …ma…anche questo andrebbe bene… e questo noo??? ma questo non posso non metterlo! insomma, dopo mille pensieri abbiamo redatto la Meister lista e speriamo vi piaccia! E voi, che libri consigliereste?
DA ULTIMO NON DIMENTICATE!!! Leggete anche i consigli dei nostri colleghi e farete
velocemente un bel viaggetto fino a Foggia, grazie al super Salvatore, a Tropea a trovare la Chiara con la sua libreria Il pensiero meridiano e poi di filato verso Vigevano dalla Ludovica con la sua libreria Le notti bianche!
A prestissimo! M&P
La lampada e il comodino magico.
Non ci pensi mai, eppure, eppure basta stendersi a letto e clik, accendere la lampada, quanto é il mondo che ti si spalanca accanto! Incredibile, proprio ieri sera, proprio lí, nello stesso posto, eri convinta non ci fosse, pensavi fosse chissà dove, nascosto bel bello in un altro luogo, e invece questa sera é apparso facendo finta di niente! Gatto! Dalla enchatclopedie, sotto quale piumone ti eri infilato a far le fusa a chissà chi! E tu Gerry, col tuo carico di lemuri, gazzelle e ottentotti, son certa non ci fossi ad occhieggiarmi mentre mi dedicavo a quel matto pittore che sfrecciava con la sua motoretta un po’ qua e un po’ la…forse eri fuggito dal signore delle lettere piombate? Mah, ero sicura d’averti messo accanto a tuo fratello solo qualche giorno fa. Si, si, non t’allarmare, t’ho visto, t’ho visto, non sei ancora tutto orecchie, indi caro tornerò da te, vene aperte o meno, carissimo , ho ancora alcuni giorni da trascorrere in tua compagnia! Eppure, eppure, eppure ero convinta ieri sera non ci foste, proprio lì, accanto a me, ma avete ragione cari, spostatevi durante la notte, tornate in Africa, nella vostra stamperia, andate anche a trovare Marie in uno dei suoi ristoranti, andatevene a zonzo che questa si é la magia di voi libri. Grazie amici, a domani e buona notte.
SE LA VITE A E’ UN TEATRI FUR LAS MATITES!SE LA VITA E’ UN PALCOSCENICO FUORI LE PENNE!
Cari amici, anche questo autunno riprendono le attività presso la nostra libreria. Saranno varie, e se vorrete eventuali, e cercheranno di incontrare i gusti di un bel po’ di voi/noi!
Apriamo con muchissimo gusto il menù con un corso che sottolinea ancora la nostra collaborazione con gli amici/colleghi di Matearium e la loro super scuola di drammaturgia! Nooo, non temete, nessun dramma, niente latte versato, nessuna lacrima di coccodrillo, sul piatto ci saranno anche un sacco di risate, di righe tirate su battute da migliorare, di caccoline di gomma da cancellare (se qualcuno di voi ne conosce il nome ci scriva, grazie!) , e un sacco di riflessioni sul come dire al meglio ciò che il nostro drammaturgo interiore vorrebbe farci dire a gran voce ma balbetta!
Si parte LUNEDI’ 5 OTTOBRE con la presentazione del corso l’ABC I della scrittura teatrale: una lezione introduttiva gratuita dedicata alla scrittura teatrale che poi, per chi si iscriverà, si concretizzerà nella frequenza, dal 12 ottobre al 14 dicembre, 2015 nel 1º modulo dell’ABC della scrittura teatrale: una serie di 8 appuntamenti (ogni lunedì dalle 20.30 alle 22.30) per giocare con la scrittura ed entrare nei segreti della drammaturgia; ogni lezione prevede l’analisi di un classico del teatro, una parte teorica dedicata alla drammaturgia ed esercizi pratici per giocare con gli elementi del testo teatrale. Sarete in buona compagnai, tra gli altri mi hanno spifferato ci saranno il bizzarro Pinter, Wilder, l’ombroso Miller, il gaudente Shakespeare, l’iracondo Sofocle, il mattacchione Aristofane, …
Il primo incontro, 5 ottobre, vi darà modo di capire meglio di che si tratta, è un corso non solo per specialisti o per chi vuole scrivere teatro ma, ve l’assicuriamo, anche per chi vuole assistere ad uno spettacolo in maniera più attiva o semplicemente diventare un lettore più attento e cosciente, cosa c’è infatti dietro alle parole che qualcuno ha composto per noi?
Se volete partecipare vi aspettiamo martedì 5 ottobre, se vorrete comunicarci la vostra presenza in anticipo sarà splendido per permettere a Matearium di organizzare al meglio la serata! Potete scrivere a noi w.meister@libero.it o a Matearium in persona info@matearium.it.
A presto! con tante storie!
p.s. perchè Siore Piore? beh, venite e lo scoprirete! Mandi&ciao!
Dai tre ai 18:sempre la prima volta. buona scuola!
Che invidia! Ogni anno, il primo giorno di scuola, che invidia! Non mi tocca più questo rituale, tocca il cuore e i ricordi ma non spetta anagraficamente, così per chiarire. Dilva ed Emanuela, ah l’ asilo, e Viviana, col suo sorriso. Maestro Mauro, ah le elementari, e Annalisa e le ore spese a giocare. Le medie, e tutti gli amici e i prof, e le risate nei laboratori di teatro e giornalino. Le superiori, i super prof giovani, e tutti gli amici, la maledetta (come sempre) matematica, ma ancora le risate e il rientro col panino sfigato. Ecco cosa ricordo, le risate, ricordo anche i 4, lacrime, le prese in giro, ma su tutto le risate, che con quelle vai dappertutto e tornano sempre utili, altro che pezzo di carta. A chi non ha riso, non sa cosa si é perso, a chi porta i bimbi o i ragazzi a scuola ora, ridete e fate ridere! Portate con un sorriso la bellezza di sapere cose nuove, a che cazzo serve Petrarca? Serve serve, anche se non si riesce a dare un nome a questa utilità. E approfittare per far scrivere sul diario che poi ci si porta sempre dietro (non so chiamatelo cuore, anima, ricordi, come volete) che non sempre va come si vorrebbe, che a volte studi con un matto, ma prendi 4, che lavori come un asino ma la promozione non arriva; che puoi avere tutti 10 ma che se non hai capito nulla nel profondo é uno zero vero, che sei il più bravo in ufficio ma il capo sa che é il tuo vicino di scrivania a motivare il gruppo; e sorvolate se l’insegnante é idiota (in ogni categoria umana e lavorativa ci sono, it’s life), se lo sarà il capo ufficio cosa gli si dirà? Su tutto ci sono le risate, le amicizie, quelli che ci staranno accanto tanti anni ma nn capiranno e non sapranno nulla di noi, e noi di loro, e soprattutto la bellezza di sapere, sapere, e voler sapere di più, che non basterà Wikipedia, che per uno sfigato penserai a Leopardi, che in una caverna penserà a delle ombre, che i radicali forse non li hai capiti ma ci hai provato, che si dorme mentre la maestra legge si grandi e che l’ anno prossimo ci sarai anche tu ad ascoltare…insomma, che bella la scuola, anche lei coi suoi giorni di merda, ma chi non ne ha? Insomma che bella la scuola e insegnamolo per bene, perché volere un lavoro, capire il mondo, accettare il vicino di casa viene prima, da prima che ci sia una vera coscienza, viene da lì, da un qualche banco scarabocchiato, dalla casetta in legno sgarruppata, dalle liti di nascosto in bagno, la scuola insomma.
CAMILLERI E LA VITA, MES AMOURS
Andrea Camilleri è da un paio di giorni un incredibile novantenne. 90 anni!
In questi giorni indi celebrazioni, foto, interviste, libri, insomma, i numeri tondi a noi italiani evidentemente piacciono un sacco, e dato che tra il 90 e il tondo subito a seguire la strada é lunga approfittiamone ora, pare di sentir dire! E vogliamo noi esser da meno? E certo che no! In realtà questo augurio é un augurio ispirato da altro, ma si vedrà, andiamo con ordine!
Buon compleanno caro Camilleri, grazie per aver inventato per noi Vigata, Salvo, Mimì, il birraio, una lingua divertente e ricca, le targhe bizzarre, e moltissimo altro. Buon compleanno caro Camilleri, grazie alla tua età hai visto inventare cose più o meno bizzarre ma che ci hai raccontato raccontandoci l’ Italia cambiare, il telefono, il fax, la tv, e moltissimo altro che chi ti legge sa e chi ti leggerà avrà il piacere di riportare alla mente. Ecco, questo augurio a te caro scrittore si è legato alla foto di un bambino riverso su una spiaggia, foto che in questi giorni campeggiava ovunque, dalla stampa alla tv. Questi 90 anni messi davanti a questi pochissimi fanno pensare a quante cose il piccolo non potrà più inventare e non potrà più vedere inventate. Magari scopritore del primo vaccino definitivo contro l’aids. Forse inventore del guanti con forbici incorporate o del casco per trasformare i pensieri in film o probabile utilizzatore della prima sonda quotidiana terra-marte. Chissà. Tante cose che avrebbe potuto. Questo é in fondo, che ciascuno nasce dove nasce per un caso, non per merito o demerito, e si dovrebbe poter vivere e crescere senza essere quei avrebbero potuto ma non possono.
Caro Camilleri, lei che attraversò anche una guerra ed è ancora qui, brevemente le chiediamo ci racconti ancora quante più storie può, ci servono mattoncini per conoscere e iniziare a capire. Poi verrà il resto. Ci rivediamo qui tra 10 anni, addrumate ‘sta sigaretta in pace, e auguri!
28 Agosto: Sant’Agostino il patrono di San Daniele da conoscere perchè…
Oggi, 28 agosto, come ogni anno, si festeggia il patrono di San Daniele, che, ta da da daaaa…non è San Daniele, coi suoi leoni, non è San Michele, con la sua formidabile spada, ma è Sant’Agostino con il suo studiolo e i suoi libercoli.
Perchè mai, vi chiederete, questa comunicazione? Perchè il santo viaggiatore, e davvero lo fu sia fisicamente, con le sue peregrinazioni continue fra l’Europa e l’Africa, che mentalmente, fra il cristianesimo, il manicheismo, il dubbio, la fede, ci ha lasciato in dono una testimonianza incredibile! Quale? Beh, fu uno dei primi a lasciarci, scritto chiaro, inchiostro su pergamena, un’attestazione di una cosa per noi normalissima ma al suo tempo una rarità, per non dire una bizzarria, quale? Beh, proprio la cosa che il 99% di voi sta facendo ora guardando questo schermo: leggere in maniera silenziosa!
Raggiunta Milano per poter trattare con Ambrogio, non ancora Santo ma celebre saggio e savio dell’epoca, di tremi che lo tormentavano come fede, amicizia e matrimonio, Agostino ce lo consegna così alla memoria:
“Nel leggere, i suoi occhi correvano sulle pagine e la mente ne penetrava il concetto, mentre la voce e la lingua riposavano. Sovente, entrando, poiché a nessuno era vietato l’ingresso e non si usava preannunziargli l’arrivo di chicchessia, lo vedemmo leggere tacito, e mai diversamente. […] Può darsi che evitasse di leggere ad alta voce per non essere costretto da un uditore curioso e attento a spiegare qualche passaggio eventualmente oscuro dell’autore che leggeva, o a discutere qualche questione troppo complessa […] “ (Confessioni, VI, 3.4.)
(A chi si chiede come mai la lettura silenziosa non fosse comune una delle ragioni più semplice era, al tempo, il mancato uso punteggiatura che permettesse un’agevole interpretazione di senso e l’usanza di nondistanziareleparolerendendoiltestounbloccounicoconilrisultatochemoltasuperficiediscrittura venivarisparmiatamarendendolaletturatalmentepocoagevolechel’usodellavocealtaoaiutava siaillettorechel’uditoreacomprenderemeglioilsensodiqualtovenivaletto).
Se desiderate conoscere meglio la figura agostiniana in questo sito poterte trovare tantissime informazioni utili (anche in latino!!) http://www.augustinus.it/index2.htm : conoscerete così un viaggiatore che a Terzani ed al suo indovino faceva un baffo!
Da ultimo vi alleghiamo qui un’immagine tra le più belle del santo: Carpaccio alla Scuola di San Giorgio agli Schiavoni a Venezia ad inizio Cinquecento ce lo consegna così, tutto intento a studiare, leggere, osservare la bellezza della natura al di fuori, ma colmo di oggetti per studiarla anche all’interno dello studiolo stesso.
E se vi venisse voglia di visitare questo luogo bellissimo ecco qua: http://www.turismovenezia.it/Venezia/Scuola-Dalmata-di-S-Giorgio-degli-Schiavoni-Santi-Giorgio-e-Trifone-6485.html
Di simboli.
La notizia della pausa, chiamiamola così, di Patrizio Zurru dall’essere libraio sul campo mi ha
dato l’occasione di riflettere sui simboli, sulle presenze che diamo per assodate, così assodate che in un baleno divengono scontate, finchè d’un tratto son scordate per essere poco dopo definitivamente inumate. Questa capacità di essere aggregante e sintetizzante di un simbolo non dovremmo darla per scontata, ma lo facciamo, proprio in vece del suo essere sintetizzante, racchiudendo molti di noi, si pensa, come può non sopravvivere? ed invece, molto spesso, è proprio questa sua condivisione a spegnerlo, l’esempio più facile è quello del’aria, ci è vitale ma non la percepiamo se non nell’esatto momento in cui viene a mancare. Pochi giorni fa un servizio alla tv ha trattato di uno degli ultimi artigiani sardi a costruire campanelle per le pecore, cosa resterà di quel simbolo quando l’artigiano che lo forgia sarà l’ultimo, eppoi sarà stato e basta? Certo non scompariranno le pecore, non i pecoroni e certo non le pecorelle, nemmeno quelle dei sogni, ma quanto più poveri saranno i sogni con una colonna sonora in meno? e così la pausa, più o meno lunga, di un figura-simbolo per molti di noi “giovani” librai renderà l’orizzonte coccolato da una colonna sonora più flebile, così pure quella di molti lettori, ma dobbiamo pensare a tutti quei simboli che ci lasciamo sfuggire di mano perchè non li badiamo più, cerchiamo di aiutarli, se li riconosciamo, a conservare un senso e una vitalità, per noi e per quelli dopo di noi.
(p.s. Patrizio però promette ancora grandi libri quindi, cari lettori, preparate i tappi per le orecchie perchè sapete che vi scasserò l’anima!)
Quando scompare un simbolo. Parole d’istinto.
Se dovessero spegnersi i simboli probabilmente saremmo incapaci di leggere molta della realtà, dove dirigersi, chi pregare, che lingua usare, cosa mangiare, sono cosi disciolti nella nostra soluzione umana che quasi non li notiamo più , eppure li sappiamo leggere, eppure li leggiamo sempre senza accorgercene, cambiano nel tempi, sj modificano, evolvono, per mano nostra, o da soli e cambiano noi. C’è però un caso che non contempliamo, che scompaiano, eppure, a volte, accade. Accade in rumore quando dei abbattono dei budda millenari, accade se rubano la Gioconda, accade quando una libreria chiude. Forse questo simbolo é meno condiviso, meno visibile, ma non di minor peso. Cosi quando chiuderà la libreria guidata da Patrizio Zurru accadrà. Una notizia che leggi su fb, nessuno commento, é uno scherzo, no é solo on line da troppo poco, poi condivisa una due dieci volte, no, non é uno scherzo, se non uno brutto del destino. Quando 8 anni e mezzo fa abbiamo aperto la nostra di libreria abbiamo iniziato a crescere un po’, poi, un po’ dopo, ho sentito il nome di Patrizio Zurru, nome simpatico, facile da ricordare, poi di questa persona senti parlar molto, e bene, uno che ne sa, poi ne senti parlare di più, evviva! uno che ne sa un sacco da cui imparare! i libri, il rispettarli, il rispettare il lettore, il coltivane di lettori. Ecco un simbolo é nato. Un simbolo bello, che finisce con la u, facile da riconoscere, che insegna con piccoli gesti forse quasi incosciente di farlo. Poi quel simbolo se ne va, ti chiedi se potrai crescere ancora, perché si é offuscata un vetta che pensavi di raggiungere e lo sherpa stesso ha deposto lo zaino coi viveri. Quel simbolo si sta spegnendo. Capita. “Quel simbolo va protetto! Vergogna! Una perdita per tutti!” si dirá. Fosse stato cosi importante non sarebbe successo. Fosse una perdita importante da non avere forse ci si sarebbe mossi prima, per evitarla. Questo bizzarro stivale che leva scudi per proteggere quando il povero oplita é già colpito da una lancia, una freccia e una mazza ferrata. Grazie Patrizio, dei tanti regali, delle battute, dei libri che ci hai fatto conoscere, prima di tutto da lettori. Un simbolo si offusca ma l’oro resta anche mal lucidato, un simbolo scompare ma non chi quel simbolo l’ ha creato, e cosi Patrizio ancora grazie
panorama, panoramae.
Panorama, Tommaso Pincio, NN edizioni, 2015.
Nn edizioni prende e porta a casa di chi vuole essere un lettore, un libro da leggere e poter, rara rarità, leggere subito dopo ancora per assaporarlo davvero nel gusto della scrittura, per permettere di dire a se stessi che basta poco restare ammaliato, che poco basta per dare un senso. Così Panorama. Così Pincio.
Partire da un fatto di cronaca, facile. Conservare la credibilità della scrittura e del personaggio raccontando un fatto cosi idiota che potrebbe apparire finto, difficile. Pincio, seguirlo anche su fb un piacere per chi ama la riflessione arguta, taglia ricuce incolla un personaggio “oltre”, oltre il credibile, oltre l’ umano, confondibile col divino, vicinissimo al lettore, una Monsanto dei libri, seminale per i lettori, sterile per sé.
Molto passa attraverso l’iniziazione, alla lettura, al sesso, alla casualità e alla violenza, donata verbalmente incassata fisicamente. Come nelle migliore delle nemesi chi riceve incassa dieci volte quanto versato e la punizione comminata con il disprezzo per l’atto che fino a poco prima pareva vitale é quasi dovuta. É sul bordo di una carnalità tutta mentale che si avviluppa la storia, una circolarità di partenze e ritorni in cerchi via via concentrici fino al protagonista che é il punto di partenza e di arrivo. Tutto viene detto prima attraverso il fluire della lingua, poi viene la trama. Libri letti, riletti, sesso di carta, scrittori, scrittura digitale, mondo tecnologico. Quest’ultimo, al pari di chi lancia il sasso e nasconde la mano, muove moltissima parte pur restando quasi non visto come un puparo con la sua creatura. La trama porta avanti una riflessione sul sé, sé da solo, sé nel mondo, sé con gli altri, una sorta di ” soggettiva con mondo” (piccolo e futuribile).
Questo panorama é ottimo da passeggiare per cultori del gusto della lettura, per flâneur della parola, diversamente si vedrebbe solo la trama offuscata, senza dubbio, dalla sua stessa semplicità , come nei migliori casi i libri rivelano i loro meccanismi con la nebbia e questo é senza dubbio una cartolina che arriva diretta dalla pianura padana.
Copertina one shot one kill, un ricatto ben puntato al collo, non una pistola, non un coltello, ma, forse é…
Un lettore che legge, eccolo qua il libro. Un non lettore che non legge, eccolo qua il libro. Alla fine si può dire, evviva, un libro, con la Lettura maiuscola.
P.s. Complimenti per l’ottimo acquisto. Prima dell’uso leggere le istruzioni.





